
L’idea di un ciclo di incontri sui grandi cambiamenti che hanno investito il mondo in questi ultimi anni ci era nata quasi spontanea quando, qualche mese fa, apparivano evidenti le accelerazioni impresse a molti fenomeni globali da una complessa situazione internazionale: grandi cambiamenti che stanno interessando Stati Uniti d’America, Europa, Italia, e un po’ tutto il cosiddetto Occidente. Grandi trasformazioni climatiche ed ambientali investono ormai tutto il pianeta, con fenomeni estremi che colpiscono con gravità mai vista anche il nostro Paese, il Friuli – Venezia Giulia, e anche la nostra Mortegliano.
Nuove situazioni geopolitiche vedono emergere nuovi rapporti di forza che sconvolgono alleanze, politiche, il diritto internazionale.
Anche in ambito sociale si sentono gli effetti di questi grandi cambiamenti epocali, che interessano l’economia, le tecnologie, la società nel suo complesso.
L’attacco al Papa e al magistero della Chiesa da parte di Donald Trump ci è sembrato paradigmatico del rovesciamento di un mondo che ci sembrava consolidato, con le sue certezze, i suoi valori, le sue regole, i suoi riti, i suoi equilibri.
Ci siamo quindi chiesti: come significa essere cristiani in un mondo del genere? Come influiscono tutti questi cambiamenti sul nostro modo di vivere? Come influenzano la nostra società, i rapporti con le persone, gli equilibri dentro le nostre comunità? Cosa dobbiamo fare di diverso per continuare a dire il nostro essere cristiani in un mondo che ci vede navigare sempre più “controcorrente”?

Entrando un po’ più nel dettaglio, negli ultimi 5 anni (2021-2026) il mondo ha subito trasformazioni epocali: il clima ha accelerato verso eventi estremi record, la geopolitica è tornata a dividersi in blocchi contrapposti, l’economia è stata segnata da un ritorno dell’inflazione, e sconvolta da una crisi energetica e delle materie prime. Uno stato di crisi generato prima dalla fase post-pandemica, e successivamente dai costi e dall’instabilità generata delle guerre in Ucraina e in Iran. Tutti da valutare sono ancora gli effetti negativi dei nuovi scenari e vincoli geopolitici. I tassi stanno ancora salendo. Persino gli USA stanno importando inflazione dal resto del mondo, con un peggioramento complessivo che investe anche la loro economia. Il tessuto sociale subisce le paure generate da una crisi che colpisce a vari livelli: geopolitico, economico, tecnologico: l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nell’economia e nella società crea aspettative negative e inquietudine, mentre aumentano le disuguaglianze e le ingiustizie sociali.
Il 2026 si configura come l’anno in cui le crisi globali si fondono in un’unica sfida sistemica, dove clima, economia, questioni sociali e geopolitica sono ormai sempre più interdipendenti. Le transizioni ecologiche non sono più solo questioni ambientali, ma variabili del potere globale, dell’economia e della stabilità sociale.
Clima: Dalla Prevenzione all’Adattamento Forzato
- L’era dell’adattamento: Avendo superato le soglie critiche di riscaldamento, l’attenzione globale si è spostata drasticamente dalla sola riduzione delle emissioni alla difesa attiva (infrastrutture, gestione idrica).
- Eventi estremi e salute: L’aumento dei costi dei danni ambientali ha un impatto tangibile sui conti pubblici e sulla salute delle persone.
- Contenziosi climatici: Il 2026 è ancora un anno di progresso per la transizione ecologica, anche se questa è sempre più osteggiata dalla politica di molti paesi industrializzati e in via di sviluppo, e dal negazionismo climatico di molti potentati economici e geopolitici.
Economia: Il Costo dell’Instabilità
- Rischio sistemico: Le catene di approvvigionamento globali e l’inflazione sono costantemente minacciate da shock geopolitici ed eventi climatici estremi.
- Economia verde e divari: La transizione energetica è sta diventando un motore importante per gli investimenti, ma sta creando nuove disuguaglianze economiche tra chi beneficia del nuovo modello e chi resta indietro.
- La variabile “Costo dell’Inazione”: I mercati finanziari prezzano ormai costantemente i rischi climatici, facendo emergere il costo enorme del non intervenire tempestivamente a tutela del territorio.
Economia: dati andamentali
Gli ultimi anni sono stati un ottovolante economico, dominato da shock inflazionistici e politiche monetarie restrittive.
- Inflazione e Tassi: La ripresa post-pandemia e le crisi energetiche hanno spinto l’inflazione ai massimi da quarant’anni. Per arginarla, le banche centrali (BCE e FED su tutte) stanno cercando di limitare il rialzo dei tassi di interesse, per non frenare ulteriormente la crescita e per non rendere troppo costoso il costo del denaro.
- Crescita e Debito: L’economia globale ha evitato la recessione globale temuta nel biennio 2022-2023, ma è entrata in una fase di crescita più lenta, con livelli di debito pubblico e privato elevati a livello globale.
Geopolitica
Siamo passati da un mondo globalizzato a uno scenario multipolare e frammentato, caratterizzato dal ritorno di forti tensioni e conflitti.
- Guerre e tensioni: L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha riportato la guerra su vasta scala in Europa, ridisegnando gli equilibri energetici e commerciali. Si sono riaccese forti tensioni in Medio Oriente, mentre le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono state segnate da una continua competizione strategica, soprattutto per il controllo di semiconduttori e tecnologie avanzate.
- Riallineamenti: Si è rafforzato il blocco dei BRICS (con l’espansione ad altri Paesi emergenti), mentre l’Europa sta cercando di recuperare, tra mille difficoltà, autonomia strategica e di difesa (European Council on Foreign Relations).
Sociale
La società ha modificato radicalmente le proprie abitudini, accelerando la digitalizzazione e affrontando nuove sfide esistenziali.
- Intelligenza Artificiale: L’avvento e la democratizzazione dell’AI generativa (es. i modelli linguistici avanzati) hanno iniziato a trasformare il mondo del lavoro, l’istruzione e la creazione di contenuti, sollevando enormi dibattiti etici e normativi.
- Lavoro e Connessioni: Lo smart working, sdoganato durante la pandemia, si è evoluto in modelli ibridi stabili, ridisegnando le prassi lavorative di molte aziende.
- Salute Mentale: È emersa una maggiore consapevolezza globale sull’importanza del benessere psicologico, con un aumento dei problemi legati a stress, isolamento digitale e post-pandemia.
Nella prima serata del ciclo “ESSERE CRISTIANI IN UN MONDO CHE CAMBIA” abbiamo pensato di fare un “focus” particolare sui grandi cambiamenti dell’ambiente fisico, con le sue ricadute sul complesso della nostra società.

Ecco perché abbiamo invitato a Mortegliano ARTURO PUCILLO, fisico e meteorologo triestino. Dal 2004 lavora presso l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Friuli Venezia Giulia (ARPA FVG), ed in particolare all’OSMER (Osservatorio Meteorologico Regionale). È anche attivo nel volontariato, anche parrocchiale, ed è ancora presidente diocesano nell’Azione Cattolica di Trieste.
La fase introduttiva del suo intervento si è concentrata sul cambiamento climatico che sta investendo il nostro pianeta, focalizzando però l’attenzione di tutti su quanto sta accadendo anche nella nostra regione:
Arpa FVG ha pubblicato un documento che illustra lo stato dell’arte (aggiornato ad agosto 2025) sul cambiamento climatico per il Friuli Venezia Giulia a partire dalle evidenze attuali arrivando alle proiezioni climatiche future.
Qui di seguito facciamo anche noi riferimento ai contenuti dei siti di ARPA e OSMER:
Il Friuli Venezia Giulia si trova tra il mare Mediterraneo e l’arco alpino: due hot spot per i cambiamenti climatici. I dati registrati in questa regione confermano un aumento più marcato delle temperature rispetto al dato medio mondiale e una diminuzione delle piogge estive.

Andamento secolare della temperatura media annuale a Udine. Dati: serieHistAlp 1901-1991, RAFVG 1992-2024. Le linee verdi orizzontali indicano le temperature medie trentennali.
Queste tendenze si riscontrano anche considerando gli scenari futuri di cambiamento climatico, dove l’incremento maggiore delle temperature si osserva nello scenario a emissioni crescenti a fine secolo.
Il documento “Il Friuli Venezia Giulia nel cambiamento climatico” fornisce una visione d’insieme delle tendenze per il clima attuale e le proiezioni future delle principali grandezze climatiche:
- temperatura ed estremi (giorni caldi, notti tropicali, giorni di gelo);
- pioggia ed estremi (indici di instabilità, grandine);
- neve e ghiacci;
- mare e costa (livello del mare e acque alte, temperatura del mare e ondate di calore marine, variazione dell’acidità delle acque marine).
Il report presenta anche degli indici derivati dalle grandezze di cui sopra che aiutano a sintetizzare alcune informazioni in indici aggregati utili per alcuni impatti su sistemi del territorio regionale:
Per saperne di più sfoglia online o scarica il documento “Friuli Venezia Giulia nel cambiamento.
Gli ultimi aggiornamenti li potete trovare seguendo il link: https://arpa.fvg.it/temi/temi/meteo-e-clima/pubblicazioni/friuli-venezia-giulia-nel-cambiamento-climatico/
Nel documento, dopo una prima fase legata all’analisi della situazione, si passa poi alla progettazione di politiche di mitigazione e adattamento dei cambiamenti climatici, e alla definizione di un quadro di riferimento per il clima attuale e futuro a scala locale, al fine di valutare gli impatti dei cambiamenti climatici in una specifica area e identificare misure adeguate ed efficaci.
A questo proposito la CliNE (piattaforma Clima Nord-Est) utilizza strumenti per l’analisi e la visualizzazione interattiva dei dati climatici passati e futuri, mettendo a disposizione in un unico portale due sezioni principali: la “Climatologia storica”, che raccoglie informazioni sull’evoluzione del clima osservato, e le “Proiezioni Climatiche”, che permettono di esplorare i possibili scenari futuri attraverso dati modellistici ad alta risoluzione. La piattaforma, sviluppata da Arpa Veneto in collaborazione con Arpa FVG – con il supporto tecnico di Inkode soc.coop. e Geobeyond srl e il finanziamento del PNRR-PNC – è online da giugno 2023 e ora facilita ulteriormente l’accesso ai contenuti attraverso due modalità differenti di visualizzazione: “semplice”, pensata per il pubblico, e “avanzata”, dedicata agli utenti esperti. Per facilitare ulteriormente l’utilizzo della piattaforma sono stati inoltre realizzati due video tutorial:
(https://www.youtube.com/watch?v=jgowvWIVSE0;
https://www.youtube.com/watch?v=qyMiroQFss0).
La piattaforma permette inoltre di confrontare diversi scenari futuri, mostrando come le scelte attuali sulle emissioni possano modificare l’evoluzione del clima. Ad esempio, per Talmassons la temperatura media estiva passerà dai 23 °C del trentennio di riferimento 1976-2005 a una temperatura compresa tra 27 °C e 29 °C a fine secolo secondo lo scenario RCP8.5, rispetto a temperature tra 23 °C e 25 °C attese nel medesimo periodo secondo lo scenario RCP2.6.

Temperatura media estiva a Talmassons. La linea nera rappresenta i dati misurati dalla stazione della rete meteorologica regionale, la linea blu rappresenta lo scenario RCP2.6 (riduzione delle emissioni di gas climalteranti), in giallo lo scenario RCP4.5 (scenario riduzione delle emissioni intermedio), in rosso lo scenario RCP8.5 (“business as usal”).

La piattaforma CliNE può essere usata per reperire le informazioni utili per delineare un quadro climatico futuro a livello puntuale, comunale o regionale.
Proprio per questo obiettivo è stato pubblicato online il documento “Il Friuli Venezia Giulia nel cambiamento climatico” (Stato dell’arte a maggio 2026) che utilizza le proiezioni climatiche elaborate attraverso CliNE per fornire un quadro aggiornato delle conoscenze sul clima regionale e sui possibili sviluppi futuri.
Il rapporto analizza l’evoluzione di diversi parametri climatici – tra cui temperatura, precipitazioni, eventi estremi e indicatori derivati (ad es. evapotraspirazione, bilancio idroclimatico…) – confrontando il clima passato con diversi scenari futuri. Questi dati costituiscono una base scientifica per descrivere come il cambiamento climatico sta già interessando il Friuli Venezia Giulia e quali possibili trasformazioni potranno verificarsi nei prossimi decenni.
Il documento Arpa FVG integra quindi dati osservati, analisi climatiche e proiezioni per fornire uno strumento di conoscenza utile alla pianificazione delle strategie di adattamento sul territorio regionale.

Altri link per ulteriori approfondimenti
Alcuni link utili per ulteriori approfondimenti sul clima nella nostra regione
https://www.osmer.fvg.it/home.php

Ma una risposta attiva al cambiamento climatico non può essere lasciata solo alle istituzioni. Fondamentale è l’impegno di ogni cittadino, chiamato ad una conversione personale per una nuova “alleanza con la Terra”. la risposta dovrà essere data su molti fronti:
- ecologia integrale
- ecologia ambientale
- ecologia economia (no alla crescita infinita)
- ecologia sociale
- ecologia culturale

Tenendo conto di quanto emerso dal dibattito della serata, vi proponiamo alcuni contributi derivanti da diverse fonti, utili all’ulteriore approfondimento di queste tematiche.
EDUCARE ALL’ALLEANZA TRA L’UMANITA’ E L’AMBIENTE
[…] Prendere coscienza della gravità della crisi ecologica rappresenta una grande sfida educativa. Laudato si’, Lettera Enciclica del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune, dedica una considerevole rilevanza al tema “Educare all’alleanza tra l’umanità e l’ambiente” (nn. 209-215), sulla scia del magistero di San Paolo VI, San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Le scienze umane e della formazione, hard sciences e tecnologie radicali, in dialogo con le diverse parti della società e le istituzioni educative, hanno la responsabilità di contribuire a realizzare un umanesimo solidale, un patto, un’alleanza globale tra le persone e la casa comune.
Di fronte al degrado degli ecosistemi, alla gravità della questione dell’acqua potabile, alla perdita di biodiversità, all’aumento degli eventi meteorologici estremi, alla desertificazione di ampie aree del pianeta, all’innalzamento del livello degli oceani, ciascuno di noi dovrebbe percepire che è in gioco la sopravvivenza del genere umano. Le grandi difficoltà a passare dalle generali dichiarazioni di intenti all’adozione concreta di politiche di contrasto al degrado ambientale documentano tuttavia che non è scontato arrivare a una percezione condivisa e unanime della gravità dei rischi ambientali. Giungere a combattere le cause antropiche che producono la devastazione del mondo e il riscaldamento globale richiede infatti di disporre di informazioni scientificamente attendibili e adeguatamente comunicate, che aiutino a maturare una coscienza informata dei problemi, a promuovere la formazione di abitudini virtuose e che portino a una mobilitazione collettiva, fino al cambiamento delle politiche.
Dall’articolo di Pierluigi Malavasi “Educare all’alleanza tra l’Umanità e l’ambiente”, sito web “Dizionario di dottrina sociale”.
Cfr:
Orietta Vacchelli, Università Cattolica del Sacro Cuore (Orietta.Vacchelli@unicatt.it)
Pierluigi Malavasi, Università Cattolica del Sacro Cuore (pierluigi.malavasi@unicatt.it)
https://www.dizionariodottrinasociale.it/Voci/Educare_all_alleanza_tra_umanita_e_ambiente.html
https://www.dizionariodottrinasociale.it/Voci/Educare_ad_una_cittadinanza_sostenibile.html

L’ECONOMIA INTEGRALE: DOVE LA CRESCITA E’ UGUALE A BENESSERE, AMBIENTE, GIUSTIZIA E PACE
[…] L’organizzazione umana da sempre cerca di contemperare valori che paiano tutti essenziali, ma in contraddizione reciproca: sviluppo, ambiente, diritti umani e pace. Fra questi ci pare esista un do ut des inevitabile: come se l’uno possa realizzarsi solo a discapito dell’altro.
[…] (ma) a guardare il meraviglioso sistema che ci dà la vita come un unico equilibrio, ci accorgiamo di due cose: il rispetto dell’ambiente e della dignità umana non frenano lo sviluppo, ma sono un propulsore di un nuovo ciclo economico espansivo; non esiste una differenza fra limiti ecosistemici e limiti sociali, poiché qualunque scelta che tutela l’essere umano nella sua integralità risulta automaticamente protettiva anche per l’ambiente e, specularmente, un’economia sintonizzata sul potenziale naturale di ogni territorio finisce per distribuire benessere, libertà, giustizia e dignità, mentre accelera lo sviluppo.
[…] potremmo chiamare questa economia sostenibile, o economia “integrale”: specchio di un’economia integrale in cui i due termini dall’identica radice etimologica – oikos, la nostra casa – tornano a coincidere come integrale comprensione (logia) e quindi coerente gestione (nomia) del sistema che ci dà la vita. Ci stiamo accorgendo nei fatti che non si tratta di un’utopia.
Prendiamo, ad esempio le sfide connesse al clima, della fame e delle emigrazioni ove pare riprodursi l’ineludibile scelta di un obiettivo da privilegiare a discapito di altri. I cambiamenti climatici acuiscono il divario tra ricchi e poveri, anche perché sono più intensi proprio lì dove ecosistemi fragili si sovrappongono a società fragili, con alcune aree dell’Africa, a offrire un caso emblematico. In particolare, il riscaldamento globale è percepito come un rischio per la sicurezza alimentare dei più deboli perché rende incerte le stagioni e inaridisce la terra.
L’analisi più diffusa ha contorni inquietanti, dar da mangiare ad una popolazione mondiale che si avvia ai 9 miliardi e mezzo di abitanti nel 2050 e che è sempre più urbanizzata – si sente dire – érichiede un aumento della produzione di cibo del 70%, che comporta un’ulteriore fabbisogno di energia del 37% e il 55% in più d’acqua consumata. A questo quadro si aggiungono i cambiamenti climatici che esacerbano la fragilità dei suoli. Si profila quindi anche una disastrosa spinta a occupare con l’agricoltura i pochi ecosistemi rimasti intatti.
Questa visione che pone tutto in contraddizione reciproca si incentra tuttavia su un’agricoltura industriale e di vasta scala che ha sì rendimenti elevati, ma tende a estromettere i poveri dalle loro piccole fattorie famigliari, rendendole marginali e non competitive, e favorendo quindi il land grabbing, ovvero il moderno latifondo internazionale per cui Stati e imprese si accaparrano distese sempre maggiori di terreno arabile nel Paesi poveri. Si tratta inoltre di un tipo di agricoltura che si nutre di fertilizzanti chimici dall’elevato impatto ambientale e responsabile di circa il 20% delle emissioni di gas serra: una contraddizione fra sviluppo e ambiente che abbiamo accettato in nome dell’abbondanza.
Senonché già oggi produciamo cibo sufficiente a nutrire oltre dieci miliardi di persone. La distribuzione è il problema che abbiamo creato proprio spodestando i più deboli dai loro sistemi produttivi, in nome di un’abbondanza che doveva servire anzitutto a loro, ma che finisce soprattutto a ipernutrire all’Occidente.
Ma non tutta l’agricoltura è così. La piccola agricoltura familiare, specie se condotta con metodi tradizionali attualizzati, ha invece la caratteristica di assorbire carbonio dall’atmosfera in maniera molto efficiente. E la stessa agricoltura favorisce la biodiversità, l’equilibrio idrico, la mitigazione locale del clima (la copertura vegetale diminuisce localmente le temperature), il consolidamento comunitario, la creazione di un surplus agricolo da reinvestire nei mercati locali, la libera responsabilità – empowerment, come si suole chiamarla – locale, familiare e femminile, l’ancoraggio alle comunità d’origine e un freno alle spinte migratorie. Fornisce inoltre un freno al land grabbing grazie alla riappropriazione delle terre ridivenute produttive, e fa rinascere stili di vita e dimensioni di dignità umana che disinnescano i fanatismi con la nobilitazione e spinta all’ammodernamento dei saperi tradizionali e identitari.
Ogni anno si degradano dodici milioni di ettari di terre. Buona parte è nel Sahel, da dove nascono migrazioni, traffici e terrorismo che coinvolgono anche noi. Lì terre semi-degradate sono ampiamente disponibili, e recuperare un ettaro per restituirlo alla piccola agricoltura familiare nel Sahel costa in media 130/200 dollari americani: con poche cautele alla portata delle comunità rurali africane si riesce a riattivarne la fertilità. Così la stessa agricoltura più umana, quella che ridistribuisce il reddito, sicurezza e dignità, è anche quella che assorbe i gas serra e non solo in modo marginale: politiche di questo genere, praticate su larga scala, potrebbero da sole portare un terzo delle riduzioni di emissioni necessarie per evitare la catastrofe climatica.
Basta cambiare prospettiva: con un solo gesto di giustizia possiamo innescare un ciclo di riequilibrio umano e ambientale che offre a tutti orizzonti più sicuri. E rappresenta un redditizio investimento.
Tale ricomposizione in equilibrio di problematiche interconnesse è ora adottata come approccio pubblico internazionale. Ma l’idea dell’assenza di trade-off può reggere all’avidità umana? Alla mano invisibile che fa economia distruggendo il resto?
Sta succedendo il miracolo tanto atteso, finalmente la politica e la società si stanno appropriando dell’idea vera di sostenibilità: il contrario della decrescita, bensì la radice di un ciclo espansivo dell’economia che produce qualità utile al posto di quantità dannosa.
Un’economia sostenibile non è un sistema che si autolimita nel produrre benessere per non oltrepassare i limiti della natura; al contrario è un’economia che mette in armonia i valori che si possono misurare con la moneta – quelli del PIL – con i valori non monetizzabili come la salute, la legalità, la realizzazione personale, la famiglia o il territorio. Ne risulta un sistema molto più competitivo perché cura le vere basi della competitività che non sono solo bassi costi di produzione. La creatività del lavoratore coinvolto, la generosità del territorio rispettato, il clima di favore e difesa per gli investimenti nella società che li circonda, danno molto più impulso di una spasmodica ricerca di taglio nei costi di produzione.
Di conseguenza, è cambiata la percezione della finanza. Per troppo tempo, sbagliando assieme a tutti gli altri, la finanza ha trattato i valori del bene comune come un trade-off, alla stregua di un serbatoio di costi aggiuntivi che deprimono la competitività – legati ad obiettivi nobilissimi, ma da affidare alla filiazione filantropica dell’impresa perché business is business e quei valori parevano del tutto estranei alla meccanica economica.
Oggi, la stessa finanza scorge nell’attenzione dell’impresa al bene comune un fattore di competitività, solidità e durata dell’investimento […].
Grammenos Mastrojeni, L’economia integrale: dove la crescita è uguale a benessere, ambiente, giustizia e pace, tratto da “Patto per una nuova economia”, InDialogo, Milano 2020
ECONOMIA CIRCOLARE: LE SFIDE DEL NUOVO SISTEMA PRODUTTIVO

[…] L’obiettivo principale dell’economia circolare, dunque, è di ridisegnare il ciclo di vita del prodotto al fine di avere una minimizzazione degli input produttivi e degli sprechi durante l’intero processo produttivo. Le imprese devono adottare nuove strategie fondate sulla progettazione e produzione di beni che prevedono l’utilizzo di risorse rinnovabili, riciclate e riciclabili, l’estensione della vita, il recupero e l’eliminazione di sostanze dannose per l’ambiente. I modelli di business circolari, perciò, non saranno esclusivamente finalizzati alla creazione di valore attraverso un prodotto, ma al mantenimento del valore stesso all’interno del sistema economico il più a lungo possibile. Il virtuoso processo di riutilizzo della materia fa in modo che la conservazione del valore rappresenti, quindi, un punto centrale nell’approccio circolare.
La materia fluisce nei processi industriali attraverso due cicli: il biologico, in cui i materiali sono progettati per tornare in sicurezza nella biosfera; e il tecnico, in cui i materiali circolano mantenendosi in grado di rientrare nei processi con un alto livello di qualità e senza impattare la biosfera. Quanto più puri sono questi flussi e quanto migliore è la qualità con cui essi circolano, tanto maggiore è il valore aggiunto prodotto dalla nuova economia.
[…] La “chiusura del ciclo” rappresenta quindi il fine primario dell’economia circolare e, allo stesso tempo, la maggiore sfida per le imprese che si trovano a voler modificare il proprio processo produttivo in un’ottica circolare.
[…] Stando a quanto afferma la letteratura economica possiamo distinguere due approcci principali all’interno di un sistema a ciclo chiuso: riuso dei beni e riciclo dei materiali.
Il primo approccio viene definito “slowing resource loops” e cioè un rallentamento del ciclo di vita del prodotto, promuovendo un allungamento della sua vista utile mediante riparazione e/o rigenerazione dello stesso. […] è però necessario che corrisponda un allungamento della durata fisica del bene stesso, invertendo dunque la tendenza degli ultimi decenni dei produttori, definita “obsolescenza programmata”, di programmare appunto, già in fase di progettazione, l’intervallo temporale di utilizzo dopo il quale il bene arriva inesorabilmente al suo fine vita.
[…] Il secondo approccio si riferisce al riciclo dei materiali definito “closing resource loops” e cioè la chiusura del flusso di risorse attraverso l’attività di riciclo; in questo modo si ottiene la chiusura del ciclo fra le fasi post uso e nuova produzione (il riciclo). Il valore residuale del prodotto arrivato alla fine della sua vita utile viene sfruttato mediante la riaccolta di risorse che verrebbero altrimenti sprecate. I rifiuti vendono riciclati e/o disassemblati per entrare nuovamente in un processo produttivo, conservando la loro destinazione originaria, o cambiandone radicalmente le finalità. L’economia circolare mira, dunque, a progettare i rifiuti affinché l’energia che essi conservano possa essere riutilizzata.
[…] Accanto al miglioramento delle condizioni ambientali e alla protezione dell’ambiente, quindi, si aggiungono i notevoli benefici che un sistema circolare può portare ad imprese ed investitori. La volatilità dei prezzi dovuta alla crescente scarsità delle matrie prime, ad esempio, rappresenta uno dei fattori di maggiore instabilità economica del sistema attuale che potrebbe essere attenuata dalla riduzione della dipendenza e dalla migliore gestione delle risorse nel nuovo paradigma economico circolare, riducendo in questo modo ulteriormente il costo degli input per le imprese.

[…] L’economia circolare si propone come un “radicale ripensamento” dell’intero sistema economico in grado di accrescere soluzioni creative e stimolare il processo innovativo; ma al fine di realizzare questa profonda trasformazione sarà necessario che i nuovi sistemi produttivi e le nuove strategie di progettazione e design vadano mano nella mano per il raggiungimento di questo obiettivo.
Allo stesso tempo, è necessario sottolineare come forme ibride di questi approcci possano portare a soluzioni più o meno efficienti, che restano però ugualmente legate a un cambiamento del sistema di pensiero dei vari attori coinvolti nella transizione: imprese, consumatori e governi (questi ultimi tramite politiche ben disegnate) devono collaborare e cooperare al fine di raggiungere l’obiettivo circolare.
EMY ZECCA, Economia Circolare: le sfide del nuovo sistema produttivo, in Patto per una nuova economia, a cura di Alberto Mattioli e Chiara Tintori, Indialogo 2020 MI
Emy Zecca ha conseguito il dottorato in Economics & Finance presso la Doctoral School of Economics dell’Università la Sapienza di Roma. Resech Fellow presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara, dove si occupa di green economy e circular economy.

Economia Circolare: trasformare il futuro attraverso azioni sostenibili e grazie alla forza delle aziende
L’economia circolare è una filosofia economica e un approccio alle attività commerciali che mira a minimizzare gli sprechi, prolungare la vita degli oggetti e dei materiali, e favorire la riutilizzazione, il riciclo e la rigenerazione delle risorse. Al centro di questo approccio c’è il desiderio di ridurre l’impatto ambientale, combattere il cambiamento climatico e preservare le risorse naturali del nostro pianeta.
Esempi di economia circolare
Quali sono le pratiche più diffuse che fanno parte di quella che chiamiamo economia circolare?
- Riciclo dei rifiuti: Il riciclo dei rifiuti implica la raccolta, la separazione e il riutilizzo dei materiali recuperati per creare nuovi prodotti. Questa pratica riduce la quantità di rifiuti destinati alle discariche e il consumo di risorse naturali.
- Riparazione e riuso: Invece di gettare via prodotti danneggiati o obsoleti, l’obiettivo è ripararli e riutilizzarli. Questo prolunga la vita utile dei beni e riduce la produzione di rifiuti.
- Upcycling: L’upcycling coinvolge la trasformazione di materiali di scarto in oggetti di valore superiore. Ad esempio, vecchie pallet possono diventare mobili eleganti, riducendo il bisogno di materie prime vergini.
- Design ecocompatibile: La progettazione di prodotti con un’attenzione particolare alla loro riciclabilità e all’uso di materiali sostenibili. Questo riduce l’impatto ambientale durante la produzione e lo smaltimento dei prodotti.
- Economia della condivisione: Questo modello promuove la condivisione di risorse, come auto, abitazioni o strumenti, piuttosto che possederli individualmente. Ciò riduce la domanda di nuovi prodotti e può portare a una maggiore efficienza nell’uso delle risorse.
- Produzione locale: La produzione di beni in prossimità dei luoghi di consumo riduce la necessità di trasporti a lunga distanza e minimizza l’impatto ambientale associato alla logistica.
- Agricoltura circolare: Questo approccio all’agricoltura mira a ridurre gli sprechi, a riciclare i rifiuti agricoli e a promuovere la sostenibilità. Ad esempio, il compostaggio dei rifiuti agricoli può migliorare la fertilità del suolo.
- Materiali biodegradabili: L’uso di materiali che si decompongono in modo naturale alla fine del loro ciclo di vita. Ciò è particolarmente importante per ridurre il problema dei rifiuti plastici non biodegradabili nell’ambiente.
- Economia dei servizi: Questo modello si concentra sulla fornitura di servizi piuttosto che sulla vendita di prodotti. Ad esempio, il noleggio di abbigliamento piuttosto che l’acquisto promuove un utilizzo più efficiente delle risorse.
- Raccolta di rifiuti organici: Il compostaggio dei rifiuti organici, come il cibo o i residui vegetali, crea un fertilizzante naturale. Questo processo riduce la quantità di rifiuti organici nelle discariche e promuove la sostenibilità nell’agricoltura.
Questi dieci principi rappresentano le fondamenta dell’economia circolare, un approccio che mira a ridurre gli sprechi, a preservare le risorse naturali e a promuovere la sostenibilità economica ed ambientale.
Alcuni link utili per ulteriori approfondimenti sul clima in generale, e sulle nuove politiche per concretizzare una “alleanza con la terra”
I cambiamenti climatici – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica
Economia circolare: definizione, importanza e vantaggi | Tematiche | Parlamento europeo
Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ed Economia Circolare
Obiettivi dell’Agenda 2030: l’economia circolare – NWG ENERGIA
https://ecofvg.regione.fvg.it/it/buone-pratiche-50785/economia-circolare-50789
https://eframe.it/documents/6/2021_06_23_LaVitaCattolica_HTUgyeN.pdf

Chiudiamo con un piccolo contributo che cerca di portare all’interno della nostra casa i principi di economia integrale / circolare che abbiamo incontrato precedentemente.
Economia Domestica: Pratiche Sostenibili per Gestire le Risorse e Garantire il Benessere Familiare
L’economia domestica è un aspetto fondamentale della vita quotidiana, che comprende varie pratiche volte a gestire efficacemente le risorse finanziarie, materiali e umane per soddisfare i bisogni e gli obiettivi della famiglia. Tuttavia, va oltre la semplice pianificazione e gestione delle risorse. Un componente chiave dell’economia domestica riguarda anche il mantenimento di un’igiene adeguata in casa, nel rispetto dell’ambiente. Inoltre, prendere decisioni consapevoli nell’acquisto di alimenti, ridurre gli sprechi alimentari e utilizzare metodi corretti di conservazione degli alimenti sono essenziali per mantenere una casa sana e sostenibile.
- Pianificazione e gestione delle risorse domestiche
La base dell’economia domestica risiede nella pianificazione e gestione efficiente delle risorse. La gestione finanziaria in casa include il bilancio, la definizione delle priorità e la presa di decisioni intelligenti sulle spese. Comprende anche il risparmio per le emergenze, l’investimento in beni essenziali e l’evitare debiti non necessari.
Le risorse materiali si riferiscono ai beni e agli articoli che una famiglia utilizza regolarmente, come alimenti, prodotti per la pulizia e elettrodomestici. Gestire queste risorse significa fare acquisti ponderati e mantenere un equilibrio tra l’acquisizione del necessario e l’evitare gli eccessi.
Le risorse umane si riferiscono al lavoro e al tempo dedicati ai compiti domestici, sia attraverso il lavoro dei membri della famiglia che con l’aiuto esterno. Assicurarsi che il tempo e gli sforzi siano utilizzati in modo efficiente è un aspetto fondamentale della gestione domestica.
In tutti i casi, è importante garantire che le risorse siano allocate in modo tale da soddisfare i bisogni immediati della famiglia, pianificando al contempo una sostenibilità futura.
- Igiene domestica: pratiche corrette e salutari
Una corretta igiene è essenziale per la salute e il benessere della famiglia. Non si tratta solo di pulire le superfici, ma anche di garantire che l’ambiente domestico sia privo di germi e allergeni. Gli elementi chiave di un ambiente domestico sano includono:
- Pulizia regolare: Pulire regolarmente superfici e pavimenti con disinfettanti o detergenti naturali è fondamentale. La scelta dei prodotti per la pulizia dovrebbe essere considerata anche in termini di impatto ambientale. Utilizzare prodotti ecologici o biodegradabili può prevenire l’ingresso di sostanze chimiche nocive nell’ambiente.
- Ventilazione: Garantire una corretta ventilazione in ogni stanza è essenziale per mantenere la qualità dell’aria e prevenire la formazione di muffe o umidità, che possono causare problemi di salute.
- Gestione dei rifiuti: Una gestione efficace dei rifiuti, che include il riciclaggio e il compostaggio, riduce i rifiuti domestici e promuove un ambiente più pulito e sano.
Adottando queste pratiche, le famiglie possono creare uno spazio abitativo più salutare, favorendo il benessere di tutti i membri e minimizzando al contempo la loro impronta ecologica.
- Pratiche ecologiche domestiche – Vita sostenibile e consapevole
Vivere in modo sostenibile all’interno della casa non solo migliora la qualità della vita, ma riduce anche l’impatto ambientale delle attività quotidiane. Una vita sostenibile implica decisioni consapevoli che tengano conto sia dei bisogni della famiglia sia della salute a lungo termine del pianeta. Le pratiche ecologiche fondamentali includono:
- Riduzione del consumo energetico: Utilizzare elettrodomestici a basso consumo energetico e adottare abitudini come spegnere le luci quando non sono in uso può ridurre significativamente il consumo di energia. Anche i pannelli solari o l’energia eolica stanno diventando opzioni sempre più praticabili per molte famiglie.
- Conservazione dell’acqua: Essere consapevoli del consumo di acqua, come fare docce più brevi, riparare le perdite e utilizzare elettrodomestici ad alta efficienza idrica, aiuta a conservare questa risorsa preziosa.
- Materiali e prodotti sostenibili: Acquistare prodotti realizzati con materiali sostenibili, come il bambù o oggetti riciclati, riduce la necessità di esaurire le risorse e minimizza i rifiuti.
Integrando queste pratiche, le famiglie possono contribuire a un futuro più sostenibile mantenendo un ambiente domestico sano.
Scegliere e acquistare il cibo in modo consapevole richiede una pianificazione attenta e una mentalità orientata alla sostenibilità. Alcuni aspetti chiave da considerare includono:
- Prodotti locali e stagionali: Ogni volta che è possibile, acquistare cibi coltivati localmente e di stagione aiuta a ridurre l’impronta di carbonio associata al trasporto delle merci su lunghe distanze. Inoltre, sostiene gli agricoltori e le economie locali.
- Prodotti biologici ed equo-solidali: Scegliere alimenti biologici, privi di pesticidi dannosi, o supportare prodotti equo-solidali garantisce che il cibo sia prodotto in condizioni ambientali e sociali responsabili.
- Imballaggi: Ridurre gli sprechi alimentari richiede anche attenzione agli imballaggi utilizzati. Acquistare articoli con imballaggi minimi o riciclabili riduce i rifiuti in discarica e aiuta a conservare le risorse.
Essere consapevoli delle scelte alimentari e sostenere pratiche sostenibili nell’industria alimentare non solo beneficia l’ambiente, ma garantisce anche che le famiglie consumino cibi nutrienti e prodotti in modo etico.
- Riduzione degli sprechi alimentari domestici: corretta conservazione degli alimenti
Lo spreco alimentare è uno dei problemi più urgenti nell’economia domestica. Le tecniche corrette di conservazione degli alimenti svolgono un ruolo chiave nel ridurre gli sprechi e garantire che il cibo duri più a lungo. Alcune strategie efficaci includono:
- Metodi di conservazione corretti: Conservare il cibo nelle condizioni appropriate, come refrigerazione o congelamento, aiuta a prolungarne la durata. Sigillare correttamente alimenti deperibili come verdure, frutta e carne può ridurre il deterioramento.
- Gestione degli avanzi: Trasformare gli avanzi in nuovi piatti o utilizzarli in modi creativi aiuta a ridurre gli sprechi. Gli avanzi possono essere riutilizzati per preparare zuppe, stufati o sformati, massimizzando l’uso del cibo che altrimenti verrebbe buttato.
- Sistema “First-In, First-Out” (FIFO): Questo metodo garantisce che gli alimenti più vecchi vengano consumati prima di quelli più nuovi, riducendo al minimo il rischio che vadano a male perché dimenticati in fondo alla dispensa o al frigorifero.
Incorporando queste pratiche, le famiglie possono minimizzare lo spreco alimentare, risparmiare denaro e contribuire a ridurre il problema globale dello spreco di cibo.
Scopri 29 metodi sostenibili per la casa
Inizia ad applicare questi piccoli cambiamenti in ogni stanza della tua casa per risparmiare e adottare uno stile di vita più sostenibile! È possibile lasciare un mondo più vivibile per i nostri figli, risparmiando anche sulle bollette.
Cosa puoi fare in cucina per una vita sostenibile?
- Non lavare mai i piatti sotto l’acqua corrente. Se hai una lavastoviglie, usala il più possibile, poiché utilizza solo 12 litri d’acqua per lavaggio, mentre lavare a mano utilizza la stessa quantità ogni due minuti! Finché hai almeno 5 piatti, lavare in lavastoviglie consente di risparmiare più acqua, energia e tempo rispetto al lavaggio a mano.
- Non sciacquare i piatti prima di metterli in lavastoviglie, poiché i detergenti moderni rimuovono facilmente anche le macchie più difficili. Questo consente di risparmiare sia la tua energia che quella della lavastoviglie.
- Installare tende sulle finestre della cucina può essere una buona idea. Le tende aiutano a trattenere il freddo in inverno e il caldo in estate, riducendo i costi di riscaldamento e raffreddamento, oltre a mantenere basse le bollette del gas e dell’elettricità.
- Non sprecare l’energia di un forno preriscaldato. Considera di cucinare due piatti contemporaneamente. Ad esempio, mentre prepari un piatto di carne, puoi anche mettere delle verdure nel forno. Non solo le verdure mantengono meglio i loro nutrienti nel forno, ma eviti anche lo spreco di energia cuocendole separatamente.
- Se stai cuocendo un dessert, puoi mettere delle patate sul ripiano inferiore con la buccia. Saranno pronte per un purè di patate a cena!
- Pianifica i tuoi pasti. Congela grandi porzioni di alimenti come salse, zuppe o riso in porzioni più piccole.
- Decidi cosa mangerai al mattino e alla sera, e prima di proseguire con la giornata, tira fuori tutto ciò di cui avrai bisogno dal congelatore. Scongela gli alimenti a temperatura ambiente o in frigorifero invece di utilizzare il microonde per risparmiare elettricità. Avere i pasti pronti per tutta la settimana fa risparmiare tempo ed energia!
- Fai bollire solo la quantità d’acqua di cui hai bisogno. Non riempire troppo il bollitore e usa sempre la pentola più piccola possibile per bollire. Questo farà risparmiare molta acqua ed energia. Non dimenticare di coprire le pentole con un coperchio.
- Lava i tuoi vestiti con acqua fredda o a 30°C. L’energia utilizzata per lavare i vestiti rappresenta il 65% dell’impronta ambientale dei tuoi indumenti, e lavare a temperature più basse può risparmiare fino al 35% di tale energia. Usa detergenti progettati per pulire efficacemente a basse temperature.
- Lava i vestiti solo quando il cesto della biancheria è pieno. Aspettando di avere un carico completo, eviti lo spreco inutile di energia e acqua. Allo stesso modo, assicurati di non sovraccaricare la lavatrice.
- Usa un detergente di alta qualità, che garantisce che le macchie o lo sporco vengano rimossi al primo lavaggio, risparmiando così dal dover rilavare i vestiti.
- Se possibile, asciuga i vestiti all’aria invece di utilizzare un’asciugatrice. Le asciugatrici consumano molta energia, quindi asciugare il bucato all’aria riduce la bolletta elettrica e dona ai vestiti puliti un profumo fresco.
- Considera di mettere tende spesse dietro la porta d’ingresso. Questo può aiutare a prevenire l’ingresso di aria fredda e a riscaldare rapidamente la casa, specialmente se vivi in un edificio più vecchio.
- Chiudi le porte delle stanze che non utilizzi. Questo aiuta a mantenere il calore nelle aree della casa dove trascorri più tempo.
- Riscalda la tua casa solo quanto necessario. Se non hai freddo, spegni completamente i radiatori o riscalda solo il soggiorno a bassa temperatura se non viene usato ogni giorno. Evita di utilizzare stufe elettriche.
- Tieni tende, persiane e finestre chiuse quando fa caldo fuori per evitare che il calore entri. Aprile la sera per far entrare l’aria fresca.
- In caso di freddo, apri le tende quando c’è il sole e lascia che la tua casa si riscaldi naturalmente.
- Passa a lampadine LED in tutta la tua casa. Utilizzano almeno il 75% di energia in meno e durano 25 volte di più.
- Usa coperte e plaid, e utilizza tappeti o moquette sui pavimenti, se possibile. In questo modo, la tua stanza sarà più bella e le coperte ti terranno caldo quando non vuoi accendere il riscaldamento.
- Investi in piumini e pigiami più caldi. Un piumino caldo e un pigiama comodo significa che non dovrai tenere il gas acceso tutta la notte.
- Lava i tuoi vestiti con i detersivi giusti per evitare il rilascio di microplastiche invisibili e microfibre che potrebbero finire nell’oceano.
- Lavando i vestiti con acqua fredda e utilizzando un ciclo rapido, detersivi di alta qualità come Ariel possono estendere la durata dei tuoi vestiti fino a quattro volte. Questo riduce la necessità di acquistare continuamente nuovi vestiti e aiuta a ridurre il tuo impatto ambientale.
- Evita di usare il phon. Lava i capelli prima della sera così che possano asciugarsi naturalmente.
- Scegli una doccia invece di un bagno e cerca di non passare ore sotto l’acqua.
- Inoltre, l’uso di un soffione a basso consumo d’acqua ti permetterà di risparmiare ancora più acqua ed energia ogni volta che fai la doccia.
- Metti tutti gli imballaggi riciclabili nei “bidoni per la raccolta differenziata.” Molti oggetti di imballaggio del bagno sono riciclabili, anche se non te ne rendi conto.
- Tieni i contenitori di plastica vuoti in un “bidone per la raccolta differenziata” separato o in un secondo cestino.
- Lasciare l’acqua corrente mentre ti lavi i denti può comportare uno spreco di 15 litri d’acqua ogni volta che ti lavi i denti.
- Raccogli l’acqua non utilizzata. Stai aspettando che l’acqua si scaldi per un bagno o una doccia? Raccogli l’acqua fredda che esce dal rubinetto in un secchio e usala per annaffiare le piante o per pulire.
Economia Domestica: Pratiche Sostenibili per Gestire le Risorse e Garantire il Benessere Familiare, sito web ANLI, 23 gennaio 2025
